Monografia: Harald Magnusson, Il Vichingo delle Fiandre

Harald Magnusson

Harald Magnusson

di Berton Berton

“Se Milano fusse città di mare, e lui avesse compiuto colà l’impresa di lasciare il porto manovrando con la sola vela, il capitano di quel drakkar ci sarebbe noto come Erik il Bauscia. Il suo nome non sappiamo, ma or si sa quali ne furono le conseguenze.

Ei s’accorse che il giovine rematore non era a bordo sol quando non lo vide sgomitare per esser primo a prender il rancio, ed a quel punto Brugge era scomparsa oltre l’orizzonte, il vento soffiava da meridione, ed il tornare a prenderlo non era più questione. Gli rimase il dubbio che al corpulento ragazzetto fusse capitata qualche disgrazia ne’ vicoli del porto, e questo fu il secondo errore del bauscia.

A vero dire, ad Harald Magnusson non era toccata in sorte disgrazia veruna, poiché egli aveva preso spontaneamente a seguire sua fortuna. Quella metropoli straniera lo avea stregato a primo acchitto; la gente abitava case che non avean per tetto barche arrovesciate, bellezze e profumi esotici invadevano le vie, ed anco il clima – che altrui pare schifezza – per il ragazzone del nord avea sembiante di paradiso.

Non gli fu agevole trovar proficua occupazione, troppi essendo gli opifici del Conte e anco di più le distrazioni metropolitane, ma insistette ed alfin si ritagliò uno spazio suo. Atavico retaggio di grande viaggiatore lo fè scegliere dal Desains qual suddito ideale per smerciare le sue cose ne’ mercati stranieri, e per fare incetta di materiali che in patria scarseggiavano, o pochi si curavan di cavare.

Nella mercatura Harald mostrò grande habilitate, specie dopo aver appreso su sua pelle in qual modo evitare i rigori delle leggi locali, ed imparò ben presto a coniugare gli affari affidatigli con altri che per decenza è opportuno sottacere. L’opera sua – quella uffiziale – gli riuscì talmente bene dal fruttargli l’esenzione dal servizio in armi.

Altri uomini di irrefrenabili appetiti finiscono ciccioni e galeotti, ma questo non fu destino suo. Gran numero di clienti e fornitori lo convinse a prender la livrea del Re di Castiglia, per il quale infin si degnò di maneggiar la spada, ma questo non fu che breve interludio.

Il suo antico sovrano decise di farlo proprio erede prima di torsi la vita, e per tale responsabilitate si affrettò a tornar nella contea de’ suoi amori giovanili.Allora non era ancor pronto alla corona comitale, ma l’ottimo prete cittadino la conservò per lui per il tempo necessario.

Niuno s’offese per questo ritornar sui propri passi, e gli stessi che lo vollero in Iberia accorsero a frotte per consentire al godereccio di goder la gloria del conquistatore.”

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