Monografia: Giovanni di Baldino Suardo, il doge di Venezia

Giovanni Di Baldino Suardo

Giovanni Di Baldino Suardo

di berton berton

“Chi oggi visiti la Serenissima apprezzerà per certo, oltre alla sua conformazione unica al mondo, l’atmosfera di grande allegrezza propria delle comunità prospere e sicure. La prima di queste cose già si vedeva sin dalle sue remote origini, ma della seconda ancora non v’era traccia in tempi non lontani.

In quei tempi il Suardo si trovava in terre remote, e dedicava ogni sua energia al servizio della chiesa e del Cardinal Aldobrandeschi con tanto zelo da meritarsi in breve la tiara vescovile.

E’ curioso che tanta virtù egli l’esercitasse nella città di Parigi che, stando ai racconti dei viaggiatori italici, ha nomea di luogo ideale per le avventure licenziose; una fama non del tutto veritiera, o non al punto favoleggiato da chi torna, non parendo essa luogo affollato come conigliera. Quel suo distacco dai piaceri coltivati, con pari zelo, dall’amico Oddone era anco connesso al desìo di dismenticar un certo fastidioso prurito in sulla fronte, men facile a realizzarsi quando si rischia di perpetuarne le cause.

Raggiunto che ebbe lo scopo, presero il sopravvento più accese passioni. Venezia andava liberata dal giogo straniero, quindi vi si trasferì onde prender parte alla rivolta che lo avrebbe avviato, dopo breve interludio, alla sua prima dogatura. Un periodo che merita d’esser ricordato sia per la vigorosa espansione in terraferma, sia per l’opere che arricchirono la città.

Non fu troppo scaltro, invero, quando – avendo divisato di ritirarsi a vita privata – abdicò in favor di Tancredi Bellini pria che costui fosse pronto ad assumere l’offizio. Ne profittò il Fieschi, accendendo una disputa che fu poi risolta con metodi d’altri tempi: come Burgundi si sfidarono a singolar tenzone, e l’usurpatore sconfitto depose ogni pretesa.

Poco si sa di come trascorse la parte centrale dell’anno dei cinque dogi, se non che fu ospite del Montefeltro e si accostò ai culti pagani praticati dai sovrani della Grande Alleanza Orientale. Richiamato a regger la Serenissima, si dedicò alla costruzione di opere pubbliche e della pace: e questo, con il ritorno all’antica fede, poco piacque al suo bellicoso anfitrione.

Novella Dogatura non fu di longa durata, e ciò sarebbe conforme agli usi repubblicani se non pel fatto che anco questi consentono una maggior durata dell’alto offizio. Ad ogni buon conto, fattosi accorto pei precedenti errori, pria di tornare a vita privata ei s’assicurò che vi fosse persona atta ad assumere l’offizio.

In prosieguo di tempo fu visto entrare in monastero, ma errerebbe colui che pensasse a rigurgito di religiosa vocazione. Per quanto è dato di comprendere, siffatta ativitate restò limitata al desio di compiacere avvenenti notabili straniere.”

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