L’ Araldica Medievale – Parte II

The Munich manuscript of the Turnierbuch

The Munich manuscript of the Turnierbuch (Tournament book, also known as The Triumphs of Maximilian)

Continuiamo con il secondo episodio a narrare la Genesi e l’ Evoluzione della Scienza chiamata Araldica e ad analizzare la figura dell’ Araldo.

Nella storia dell’Araldica Medievale si possono distinguere due periodi: una prima fase in cui si registra la trasformazione di motivi decorati dipinti su scudi in emblemi personali (1100-1140) e una seconda che vede la trasformazione di questi ultimi in emblemi ereditari soggetti a regole precise (1140-1180).

Dal 1230 circa tutte le comunità civili, ecclesiastiche e militari nonché tutte le altre categorie sociali (le donne in particolare), cominciarono ad usare i simboli araldici negli emblemi e nelle città lo stemma veniva utilizzato per indicare il possessore di un immobile. E’ comune infatti trovare case, torri e palazzi che recano agli angoli uno stemma in modo da definire con precisione i confini della proprietà, stretta com’era fra altri (e altrui!) edifici. Solo dalla seconda meta del 300 gli stemmi furono raffigurati anche sulle facciate e sui portali.

L’araldica inoltre identificava anche le province dell’impero, le città del periodo comunale, gli ecclesiastici (dal Papa al semplice sacerdote), le confraternite e gli ordini cavallereschi, le signorie, le associazioni di lavoro come le arti e le gilde. Gli stemmi cittadini riprendevano con una certa frequenza quelli dei rispettivi signori (ad esempio Basilea, in Svizzera, porta ancora sullo stemma il Pastorale del Vescovo suo antico signore), mentre quelli delle corporazioni riprendevano spesso strumenti o animali attinenti al mestiere dei loro rappresentati.

Regole fisse e particolari si consolidarono ad opera degli Araldi a partire dal XIV secolo. In questo secolo si cominciò ad indossare sopra l’armatura a maglie un abito di stoffa con le insegne familiari: da questa abitudine deriva la “coat of arms“, ii termine anglosassone per blasone, insegna, stemma.

Solo dal 1390 in Inghilterra il diritto di portare un certo stemma divenne ereditario. Dal 1400 per essere ammessi a partecipare ad un torneo era necessario portare uno stemma e a causa dell’importanza sociale di questi eventi un’ insegna diventò ben presto indice di nobiltà. La maggior parte degli stemmi tuttavia venivano semplicemente adottati senza essere concessi da una alcuna autorità. Edoardo IV, nel 1483, regolamentò l’iniziale libertà di scelta e uso delle insegne facendo carico di questo il College of Heralds di Londra e nel 1488 suo fratello Riccardo affidò a questo istituto le ricerche genealogiche e il compito di confermare titoli onorifici nonché di approvare e registrare gli stemmi.

Gli Araldi

Gli Araldi sono esistiti probabilmente dal 1132, ma i loro compiti all’inizio consistettero solitamente nell’esaltare le imprese dei cavalieri nei tornei. Essi diventarono subito responsabili nel proclamare e organizzare questi tornei, così popolari nel 12° secolo, e conseguentemente divennero esperti di Araldica il cui lavoro era di identificare i contendenti dalle insegne dipinte sui loro scudi e vessilli.

Nacque così la blasonatura, ossia l’azione di descrivere e perfino decifrare i blasoni. Questa lettura è eseguita secondo un ordine molto rigoroso, per cui in linea di principio ad ogni blasone dato corrisponde uno ed un solo testo. In questo periodo questi Araldi erano simili a Menestrelli, che vagabondavano da paese a paese alla ricerca dei tornei, venendo a conoscenza di ogni personaggio di una certa importanza attraverso l’Europa. Dalla conoscenza dei grandi uomini del loro tempo deriva la loro utilità nei comandi militari, e i manoscritti medievali menzionano araldi presenti alle Battaglie di Drincourt (1173) e Las Navas di Tolosa (1212), sebbene non si faccia cenno agli Araldi nel servizio reale fino alla fine del 13° secolo.

L’ importanza di uomini che potevano identificare i contingenti di eserciti opposti dagli scudi e i vessilli spinse quasi ogni cavaliere ad assumere un araldo, non importava quanto piccola fosse la forza che egli comandava. Il compito di questi Araldi era di stare costantemente vicino al loro signore (nelle campagne alloggiavano nella tenda del signore) per essere a portata di mano per rispondere agli domanda inerente l’ identità di un cavaliere, e dall’inizio del 14° secolo ciò provocò la loro elevazione da menestrelli vagabondi ad ufficiali scelti e confidenti delle case nobili; dalla metà del secolo gli Araldi in Francia ed Inghilterra avevano acquisito uno status stabile.

Comunque, in Germania gli Araldi furono lenti ad acquisire un riconoscimento ufficiale almeno fino al 1338 senza una chiara divisione tra menestrelli e Araldi. Dalla metà del 14° secolo gli Araldi erano continuamente impiegati da re e principi di Europa, entrambi in pace e tempo di guerra. Infatti il loro doppio ruolo di Araldi e inviati con immunità diplomatica stava diventando incompatibile dalla fine del secolo.

Per rimarcare il loro ufficio gli araldi indossavano una livrea con i simboli del signore che servivano. Più tardi essi diventarono anche responsabili nell’organizzare i matrimoni e funerali della nobiltà, così come altre cerimonie e cortei. Tuttavia a dispetto del loro status e indubbia importanza in tutte le questioni collegate all’araldica, fino alla fine del 14° secolo gli araldi inglesi non ebbero controllo sul disegno dei blasoni, essendo solamente responsabili della loro registrazione e riconoscimento.

Quando nel 1500 cominciarono a scomparire sia i tornei sia gli elmi chiusi, gli usi sportivi e militari degli stemmi divennero meno importanti e l’araldica divenne quasi un’arte decorativa: le insegne furono incise su portoni, ricamati su tappezzerie, istoriate in vetrate e incise su argento. Quando ciò accadde, da circa il 1550, l’era della vera Araldica era terminata e successivamente questa scienza andò in declino: i sigilli non erano più così importanti a causa della diffusione dell’alfabetismo, e l’identificazione veniva ora realizzata dall’uso delle bandiere, e nelle giostre dall’uso degli stemmi.

L’editto del novembre 1696 di Luigi XIV di Francia stabiliva che entro due mesi tutti i nobili, gli ecclesiastici, le amministrazioni, corporazioni, istituzioni, gli ordini religiosi, i borghesi ecc. dovevano registrare le proprie insegne. I trasgressori sarebbero stati puniti con un’ammenda di 300 lire. II 3 dicembre 1697 il Consiglio di Francia obbligò tutti gli “abili a portare un’insegna” e a registrarla entro 8 giorni, altrimenti sarebbe stata loro concessa d’ufficio (in base al mestiere, al nome, alla categoria sociale), dietro il pagamento della stessa tassa. Fu cosi che anche chi non avrebbe mai pensato di portare uno stemma, fu costretto ad adottarne uno. In questa occasione videro la luce blasoni particolarmente divertenti, che persino gli involontari proprietari si vergognavano ad usare, ad esempio un farmacista bretone si vide assegnare uno scudo con sfondo azzurro e come simboli una siringa d’ argento accompagnata da tre pitali.

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Cesare Strozzi

Nella vita Giovanni, appassionato di storia e giochi di strategia. In ME Cesare Strozzi, uomo medievale alla ricerca di gloria sui campi di battaglia e benessere nel duro lavoro, sotto il costante sguardo del proprio dio

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