L’ Araldica Medievale – Parte III

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Poiché la forma e la costruzione dello scudo ebbe un ruolo importante nello sviluppo dei disegni araldici, è opportuno considerare i vari tipi di scudi usati in Europa durante il periodo 1150-1550. La tipica forma a “mandorla”, con la parte appuntita rivolta verso terra, dello scudo dei Normanni rimase in uso per tutto il 12° secolo, nel periodo in cui l’Araldica si stava evolvendo, e dopo la metà del secolo la parte alta ricurva venne sostituita da una dritta.

La fanteria continuò ad usare questo tipo di scudo in Italia fino alla fine del 15° secolo. Lo scudo normanno non era piatto come appare nei libri di Araldica ma semi-cilindrico per permettere al portatore di inserirvi il braccio. Ciò significava che non molto più della metà dello scudo poteva essere vista da ogni angolo e ciò influenzò il modo in cui le insegne vennero piazzate sullo scudo, visto che un cavaliere poteva dover essere identificato in battaglia o nella giostra da solo metà del suo blasone.

All’inizio del 13° sec. lo scudo a mandorla venne accorciato e sostituito dallo scudo triangolare. Anche questo scudo si curvava intorno al corpo per creare una migliore protezione, fu lo scudo più comune in molte parti dell’Europa durante il 13° sec. e 14° sec. ma fu sconosciuto in Spagna e Portogallo, in questi due paesi gli scudi erano più rettangolari con una base ricurva e ciò influenzò la composizione dei blasoni rispetto a quelli di altri paesi d’Europa.

Le dimensioni degli scudi diminuirono nel 13° secolo con l’introduzione dell’armatura a piastre che proteggeva braccia e gambe. Nel 14° secolo l’uso dell’armatura continuò ad aumentare rispetto a quello degli scudi che divennero obsoleti nel 15° secolo, fino ad andare gradualmente in disuso e usati  prevalentemente nelle parate e nei tornei.

La parte sinistra dello scudo è detta ‘destra’, la parte destra è detta ‘sinistra’, ciò perché andava immaginato indossato, proprio come se avessimo di fronte lo scudo portato dal cavaliere.  Nell’Araldica la parte anteriore dello scudo è detta campo che può essere diviso in una o più partizioni riempite con gli smalti.

Gli smalti si dividono in metalli, colori e pellicce.

I metalli sono argento e oro che derivano essenzialmente dalle decorazioni delle armature, l’oro era usato per rifinire le armature dei sovrani ed è legato alla regalità. L’argento rifiniva invece le armature dei nobili, era meno prezioso dell’oro ed era collegato alla luna, ed era simbolo di pace e sincerità. Viene rappresentato con il colore bianco con una sfumatura grigia.

Il colore Rosso è forse il più antico fra quelli utilizzati in araldica. La quasi totalità degli araldisti lo fanno derivare dal colore del sangue versato in battaglia: è quindi sinonimo di coraggio, forza, dominio.

Il Verde non è utilizzato molto spesso negli stemmi. Addirittura, nei primi scudi, questo non veniva mai utilizzato come campo o come smalto per le pezze e le figure (eccettuati prati e monti), perché il verde era ed è il colore sacro ai Musulmani, il colore del profeta Maometto: in effetti, l’uso del verde inizia intorno al 12°-13° secolo. Significa vittoria, onore, amicizia, fedeltà nell’amore.

l’Azzurro è il colore che ricorda il cielo e il mare che veniva attraversato per raggiungere la Terra Santa durante le Crociate e l’uso di tale colore probabilmente risale a quei tempi. Il colore azzurro tradizionalmente rappresenta la lealtà e la sincerità.

Il Nero è molto comune nell’araldica.  Nei tornei era simbolo di tristezza, lutto e costanza nel superamento delle difficoltà.

Insieme ai metalli e ai colori tutti gli araldisti concordano nell’inserire tra gli smalti anche le Pellicce che sono una rappresentazione simbolica delle pelli preziose usate soprattutto dai sovrani:

L’Armellino deriva dalla pelliccia invernale dell’ermellino, animale che in inverno diventa tutto bianco ad eccezione della coda che rimane nera. La pelliccia era usata soprattutto per la confezione di abiti da cerimonia dei sovrani regnanti e dei magistrati. Poiché l’ermellino era molto piccolo bisognava unire molte pelli di animali, che formavano una pelliccia bianca con punti neri costituiti dalla coda. Tale disposizione venne imitata anche in araldica, dando origine all’Armellino, con una composizione a motivi bicolore per ‘disseminazione di moscature’. L’Armellino come pelliccia araldica fu utilizzato durante il Medioevo soprattutto in Inghilterra, Paesi Bassi e Francia, e in particolar modo nella Bretagna e nella Normandia.

Il Vaio è un’altra pelliccia usata in araldica, insieme con le sue varianti. Il vaio deriva da uno scoiattolo siberiano, la cui pelliccia è bianca nella parte ventrale, e di una sfumatura blu-grigia sul dorso. Queste pellicce venivano utilizzate alternate una accanto all’altra, in modo da disegnare uno schema “a scacchi” bianco e azzurro. In seguito questo uso venne codificato dagli araldisti, che indicano tuttora il vaio con delle campanelle azzurre su un fondo bianco.

Sebbene esistono scudi formati solo da partizioni e smalti, di solito sul campo sono previste altre figure. Tra queste abbiamo le pezze araldiche, il nome pezza deriva da scampoli di tessuto applicate in vario modo sugli scudi in seguito a imprese guerresche, amorose, concessioni dei sovrani e così via. Le pezze araldiche più antiche avevano una forma semplice e geometricamente lineare (ad esempio la banda, croce di Sant’Andrea, fascia, palo, sbarra e scaglione).

Le figure naturali erano invece la rappresentazione simbolica di figure prese dalle scienze come gli animali, tra cui il leone rampante era tra i più usati, simbolo di nobiltà, coraggio e forza. L’aquila era invece il più nobile tra gli uccelli, rappresentava la potenza, la vittoria e l’impero, ed altri uccelli raffigurati sugli scudi erano per esempio il passero (virilità e fecondità), il pappagallo (docilità ed eloquenza), il corvo (ingegno e oratoria), il cigno (buon augurio nella vecchiaia e navigazione). Tra le figure abbiamo poi quelle artificiali come la Freccia (simbolo di amore e di guerra), l’Ascia (forza e valore), il Martello (fatica e lavoro),  la Scala (impresa riuscita), la Spada (origini guerriere). Abbiamo poi numerosi simboli presi dalla flora come il Giglio (potenza e sovranità), o dall’astrologia come la Stella (aspirazione a cose superiori), il Sole (eternità, grandezza, nobiltà illustre, chiarezza di fama), Mercurio (abilità nel commercio).

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Cesare Strozzi

Nella vita Giovanni, appassionato di storia e giochi di strategia. In ME Cesare Strozzi, uomo medievale alla ricerca di gloria sui campi di battaglia e benessere nel duro lavoro, sotto il costante sguardo del proprio dio

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